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24/04/2006 cronaca  
Un avvocato di Orsogna contro gli errori giudiziari
di STEFANIA ORTOLANO
Meglio lasciar liberi dieci uomini colpevoli che arrestarne uno innocente? Il tema degli errori giudiziari è tremendamente attuale. E’ di ieri la storia di Domenico Morrone arrestato nel 1991 e condannato a 21 anni di carcere con l’accusa di aver ucciso due ragazzi a Taranto. Ma non era vero, grazie alla confessione di due pentiti e alla revisione del processo Morrone è stato assolto e messo in libertà. L’altro giorno ha dormito in carcere per l’ultima volta: dopo una ingiusta detenzione durata 16 anni, un terzo della sua vita e per la quale già medita di chiedere un risarcimento fra gli 8 e i 12 milioni.

Ma è solo un caso: secondo il Rapporto Italia 2003 dell’Eurispes i casi di detenzioni non giustificate sono aumentati in maniera vertiginosa. Centinaia sono i risarcimenti per errori giudiziari, anche se l'ammontare dei pagamenti, nonostante i limiti massimi stabiliti nel 1999 di 516 milioni di euro, non hanno avuto una crescita altrettanto imponente. La media è di circa mille risarcimenti all’anno.

Di tutto questo si sta occupando attivamente da anni Gabriele Magno, giovane avvocato penalista originario di Orsogna, oggi risiedente a Bologna, e dove con un gruppo di professionista affronta e cerca di dare delle risposte, tutelando le vittime, sulle questioni di carattere giudiziario: errori, ingiusta detenzione e lungaggini processuali. Il gruppo ha realizzato un sito internet (www.art643.org) e fondato l’associazione Onlus “Vie di mezzo” per sensibilizzare i cittadini ai problemi sociali.

Su www.art643.org, la delicata tematica della giustizia è affrontata dando rilievo al tema dell’errore giudiziario, fornendo allo stesso tempo un preciso quadro normativo su ciò che concerne la giustizia penale e descrizioni dettagliate su alcuni casi di vittime di ingiusta detenzione. Come il caso di Massimo Pisano: condannato nel 1994 all'ergastolo assieme all’ex amante Silvana Agresta, che molti ricorderanno come "gli amanti diabolici di Riano", per l’uxoricidio della moglie Cinzia Bruno. Pisano è uscito dal carcere di Rebibbia dopo aver scontato ingiustamente sette anni e mezzo di pena.

Altro esempio, quello di Massimo Carlotto: uno dei casi più controversi della giustizia italiana. Nel 1976, fu accusato di omicidio dopo il ritrovamento, nella sua casa di Padova, del corpo di una studentessa uccisa a coltellate. Da allora iniziò una lunga latitanza sino a quando non venne arrestato e torturato in Messico, rimpatriato in Italia, dove gli fu concessa la grazia. Un’esperienza assurda di “sfiga giudiziaria”, come fu soprannominata, durante la quale prese forma in Carlotto quella passione per le lettere che ne hanno fatto, dagli anni ‘90, un famoso scrittore giallo.

Ma torniamo ai dati Eurispes 2003: in sei anni il numero delle richieste di riparazione per ingiusta detenzione si è decuplicato, passando dalle 197 domande di risarcimento autorizzate nel 1992 alle 1.263 del 2000 (il doppio di quelle del '99). E ancora: la Corte d'appello di Napoli è quella che ha emesso il numero più alto di sentenze di ingiusta detenzione, con 449 risarcimenti effettuati nel '99 (e 152 nel 2000), pari al 9,53% del totale nazionale. In seconda posizione, la Corte di Reggio Calabria che nello stesso anno aveva dato 420 autorizzazioni, quasi il 9% di tutte quelle concesse in Italia. A seguire, Palermo e Catanzaro, con 406 e 412 sentenze di ingiusta detenzione. Fino al '99, più della. metà dei risarcimenti (54,05%) sono stati riconosciuti da giudici del Sud Italia, un quarto al Nord (24,41 %) e un quinto (21,54%) al Centro. Nei primi quattro mesi del 2001, inoltre, sono state presentate ben 509 domande, concentrate in sole sei Corti, delle quali quasi la metà (241) sono arrivate alla Corte d'appello di Roma.

"Oltre al danno morale – spiega l’avvocato Magno – l’ingiusta detenzione ha numerosi e gravi altri risvolti: c’è la perdita di stima risolta in una continua rincorsa alla pretesa di riconoscimento della propria innocenza; c’è la privazione di un tempo immenso che nessuno potrà più riconfermare; c’è la messa in discussione della stessa dignità umana”.

nella foto l'avvocato Gabriele Magno

Fonte:
 

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