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Arrestato e poi assolto, ora chiede allo Stato 2 milioni di risarcimento.
Gennaro Scarcello era stato accusato ingiustamente di associazione a delinquere di stampo mafioso e riciclaggio di denaro sporco, ma dopo sei anni di odissea, è stato assolto, e ora vuole il risarcimento dallo Stato

Fermo, 21 gennaio 2009 - Era stato accusato ingiustamente di associazione a delinquere di stampo mafioso e riciclaggio di denaro sporco, ma la scorsa settimana, dopo sei anni di odissea, è stato assolto, e ora vuole che lo Stato lo risarcisca. E' la storia del sangiorgese Gennaro Scarciello, un ex commerciante incensurato di 47 anni, che si è visto rovinare la vita da un errore giudiziario, che ha pagato a caro prezzo sulla sua pelle e su quella della sua famiglia.

"Il 22 maggio del 2002 - racconta Scarciello - nell'ambito dell'operazione Reclaim della procura distrettuale antimafia di Ancona, sono finito in carcere perchè accusato di essere colui che riciclava il denaro sporco della 'cupola foggiana'. Da quel giorno è iniziato il mio inferno durato sei anni: mi sono separato da mia moglie, ho perso la stima e l'affetto dei miei figli e, dopo tre anni di cure psichiatriche, disperato, ho tentato anche il suicidio. Dopo essere stato estromesso dalla società che avevo con mio fratello, ho fatto di tutto per guadagnarmi da vivere: l'operaio, il muratore, il falegname. Ora, poichè nessuno vuole assumermi, mi arrangio con qualche lavoretto in nero".

Scarciello spiega come in maniera assurda sia diventato oggetto di un equivoco giudiziario: "L'oggetto del riciclaggio era in realtà un assegno che mi era stato dato in pagamento e con il quale ero stato io stesso truffato. Per questa vicenda avevo presentato denuncia tre anni prima del mio arresto. Nonostante ciò, il procuratore distrettuale, senza elementi probatori, mi ha fatto arrestare e rinchiudere in carcere. Per la mia assoluzione devo ringraziare il pm Raffaele Iannella, che, dopo aver esaminato la documentazione processuale ed essersi reso conto della mia innocenza, ha chiesto l'assoluzione. Ora però per gli errori compiuti dalla distrettuale antimafia chiedo un risarcimento allo Stato di due milioni di euro".

L'uomo, assistito dall'avvocato Massimo Di Bonaventura, non ha alcuna intenzione di fare dietrofront. "Scarciello - commenta l'avvocato Di Bonaventura - vuole giustizia a tutti i costi, per sè e per i suoi figli. Ancora una volta ci troviamo di fronte al problema delle misure cautelari in carcere che colpiscono gli incensurati. Non è la prima volta che capita in Italia di registrare fatti simili e per questo motivo certe decisioni devono essere valutate attentamente e ponderate dai magistrati inquirenti. Altrimenti si rischia di far finire in cella persone innocenti, come il mio assistito".
Fabio Castori