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Domenico DI DOMENICO, ovvero sia un caso di ordinaria ingiustizia

Quando mi è stato richiesto di scrivere un articolo con un mio commento personale sulla vicenda che ha interessato il Sig. Domenico Di Domenico ho provato un certo senso di disagio dovuto dalla complessità degli eventi che lo hanno visto coinvolto i quali, sebbene articolati e complessi, sono tutti inesorabilmente legati dal comune denominatore del tipico caso di ordinaria ingiustizia di fronte alla quale a stento anche chi scrive, nonostante sia ormai disincantato ed uso ad assistere alle più aberranti fattispecie di illegalità e di malaffare, si sforza di non provare un fisiologico disgusto.

Ho pensato e ripensato più volte a come impostare questo mio articolo e, dopo ampia e ponderata riflessione, ho deciso di tralasciare tutti gli aspetti tecnici e giuridici della vicenda che, infatti, potranno essere dettagliatamente letti e valutati da chiunque grazie agli atti processuali presenti nel sito della nostra Associazione, per orientarmi a porre al lettore una serie di quesiti ai quali, ritengo sommessamente, l’interprete più attento non potrà che pervenire alle risposte più drammaticamente scontate ma che, per rispetto della intelligenza di chiunque, chi vi scrive si guarderà bene dall’esplicitare. Talvolta , infatti, l’utilizzo dell’ironia può arrecare maggiore fastidio alle “coscienze non limpide” rispetto alle grida di fiera indignazione ed è proprio questa finalità di fastidio che si auspica possa infondersi negli animi di tutti coloro che hanno vergognosamente contribuito a costituire questo caso di ordinaria ingiustizia. La vicenda è nota e potrebbe capitare a chiunque, magari non fortunato come in effetti fu il Sig. Di Domenico che, miracolosamente, ha avuto la “grazia” di essere ancora qui a raccontarla anche se attraverso le parole di questo indegno cronista; molti non hanno avuto questa fortuna ed è a loro che si rivolge il mio primo commosso pensiero.

Il Sig. Domenico Di Domenico, il 23 agosto dell’anno 2004, dopo aver trascorso una piacevole serata d’estate, venne fermato da due poliziotti i quali, dopo essersi sentiti rispondere garbatamente che il Di Domenico aveva intenzione di inserire delle osservazioni nel verbale di contravvenzione che gli stravano elevando, altro non trovarono di meglio che arrestarlo, sbatterlo in una camera di sicurezza per tutta la notte, percuoterlo, sequestrargli la macchina, ritirargli la patente e mandarlo al Tribunale penale la mattina seguente per processarlo per direttissima, contestandogli le accuse più assurde, quali quelle di resistenza e lesioni ai due pubblici ufficiali, detenzione di arma da taglio e guida in stato di ebbrezza. Dalla vicenda penale, fortunatamente, il Sig. Domenico Di Domenico ne uscì assolto con formula piena e quella sentenza, nella sua motivazione, accanto al riconoscimento della totale estraneità ai fatti e la totale insussistenza di uno stato di ebbrezza alla guida contestatigli dai due poliziotti, presentava un autorevole ed aspro atto di accusa proprio contro i due pubblici ufficiali ai quali venne ascritta una condotta di “abuso, sopruso e deliberata intenzione di eccedere dai limiti delle loro attribuzioni”. Insomma, quel Giudice penale, nell’assolvere il Sig. Domenico Di Domenico, contestualmente disse che quei poliziotti si erano inventati di sana pianta tutto quello che gli avevano ascritto con il precipuo fine di abusare del loro potere in danno di un inerme cittadino chissà per quale loro recondita soddisfazione personale.

Ora, vi chiederete tutti, cosa sarebbe dovuto accadere in un Paese normale? La risposta sarebbe più che ovvia, vale a dire licenziamento in tronco dei due poliziotti e risarcimento dei danni al Sig. Domenico Di Domenico. Invece l’unico risultato utile che il Sig. Domenico Di Domenico riuscì a perseguire fu quello di farsi indennizzare, dalla quarta sezione penale della Corte di Appello di Roma, di duemila euro per l’ingiusta privazione della sua libertà personale cagionata dalla illegittima condotta dei due poliziotti. Eccezion fatta per questo risultato, tutto il resto non accadde e da questa situazione di partenza iniziano i miei quesiti che ora pongo alla attenzione di tutti i lettori.

1) QUESITO SULLA CONDOTTA DELLA CORTE DEI CONTI DI ROMA: - come mai la Corte dei Conti, pur avendo a disposizione la sentenza della ingiusta detenzione della Corte di Appello di Roma, non ha provveduto ad agire contro i due poliziotti per danno erariale per il fatto che grazie alla loro inconsistenti accuse, come si legge sul dispositivo, lo Stato ha dovuto indennizzare il Sig. Domenico Di Domenico di duemila euro per la sofferta privazione della sua liberta personale?

2) QUESITO SULLA CONDOTTA DELLA PROCURA DELLA REPUBBLICA DI ROMA: ci si domanda, maggiormente, come mai la Procura della Repubblica ha archiviato il caso senza far luce e chiarezza sugli sconcertanti aspetti qui di seguito elencati. - Come mai è stato iscritto nel registro degli indagati solo uno dei due poliziotti per giunta solo per una ipotesi di reato (lesioni) dimenticandosi sia dell’altro poliziotto che delle altre svariate possibili ipotesi di reato di maggiore rilevanza penale in capo ad entrambi gli autori di quella condotta? - Come mai la Procura non si è insospettita per il fatto che la vicenda occorsa al Sig. Domenico Di Domenico presentava inquietanti similitudini ad un altro caso denunciato da un tal Sig. Vincenzo (di cui si omette volutamente il cognome), la cui denuncia risulta agli atti della stessa Procura, accaduto addirittura cinque mesi prima e, come se non bastasse, niente meno che con le stesse modalità e ad opera dello stesso poliziotto (stesso triste copione, vale a dire, fermato nella stessa strada del Sig. Domenico Di Domenico, poi portato allo stesso commissariato, stessi schiaffi ricevuti e denunziati, stesso coltello a serramanico rinvenuto nella autovettura, stesse accuse di resistenza e violenza ai pubblici ufficiali)? - Come mai la Procura ha chiesto l’archiviazione quando essa stessa, addirittura nella sua richiesta scritta al GIP, commentando le narrazioni dei due poliziotti, quali quelle contenute nelle loro informative di P.G., chiaramente si abbandona ad affermazioni quali …“ non è negabile che il verbale di arresto susciti numerose perplessità… “…la sequenza oraria riportata sui verbali di arresto e di contravvenzione redatti è certamente lontana dal vero perchè contrasta con dati certi provenienti da due diverse fonti di carattere oggettivo…”….“ l’imprecisione sull’orario non è l unica nota stonata…”…. “….grave imprecisione nel verbale di arresto riporta che un'altra volante notava la colluttazione tra il Di Domenico e gli operanti da un sito difficilmente compatibile con lo stato dei luoghi…” “…gli elementi di fatto sopra richiamati si presentano incoerenti con la versione offerta dall’Illiano…” Non sarebbe simulazione di reato questa, oltre ad altre svariate possibili ipotesi di reato? - Come mai anche per la vicenda del Sig. Di Domenico, come fu per quella del Sig. Vincenzo, quel coltello a serramanico rinvenuto, a dire dei due poliziotti, nella autovettura successivamente, nelle informative di P.G., venne degradato al rango di “coltellino” per poi successivamente sparire dai capi di imputazione? - Come mai, sempre di questo coltello a serramanico, poi divenuto “coltellino”, non è dato rinvenire alcun verbale di sequestro? - Come hanno fatto gli altri due poliziotti, accorsi in ausilio di quelli protagonisti, a raccontare, nelle loro informative, di aver scorto la asserita colluttazione tra il Di Domenico ed i loro colleghi in un strada diversa e logisticamente incompatibile ? Non sarebbe falso ideologico oltre ad altre svariate possibili ipotesi di reato? - Come mai il PM nulla ancora disse sul fatto che al Sig. Domenico Di Domenico venne pure contestata la guida in stato di ebbrezza quando poi, sottoposto qualche ora dopo ad un esame psichiatrico nell’Ospedale dove venne condotto in seguito a malore (dovuto dalla brutalità con cui venne trattato in quella notte), quei medici lo definirono “lucido ed orientato nello spazio e nel tempo”? Non sarebbe ancora falso ideologico, oltre ad altre svariate possibili ipotesi di reato? - Come mai la Procura nulla ha detto sul fatto che uno dei due poliziotti, in una informativa dallo stesso sottoscritta, lo aveva definito “pregiudicato” quando invece, dal certificato del casellario giudiziale che venne allegato proprio a questa informativa e ad opera dello stesso poliziotto, nessun precedente penale risultava a carico dello stesso? Non sarebbe diffamazione, oltre ad altre svariate possibili ipotesi di reato? - Come mai la Procura, pur sussistendo la prova della assenza di ogni condotta autolesionista del Sig. Di Domenico, ha omesso di accertare per quale motivo e per quali cause il Di Domenico medesimo giungeva, la mattina successiva, alla udienza di convalida del suo arresto con un timpano lesionato (certificato medico agli atti) e con il viso visibilmente tumefatto, come per altro venne notato addirittura dal Giudice Ariolli che ne ha fatta espressa menzione nella sua sentenza di assoluzione?

3) Ed ora oltre al danno la beffa….. - la Dott.ssa Paola Scorza, Giudice Unico del Tribunale civile di Roma, in nome del Popolo italiano, rigetta la domanda di risarcimento dei danni subiti dal Sig. Di Domenico a seguito della condotta dei due poliziotti (quel Giudice, addirittura, non troverà nemmeno il nesso causale che legittimerebbe il Sig. Di Domenico a richiedere la restituzione dei soldi spesi e risultanti da fattura per la custodia giudiziaria della sua autovettura) e, come se non bastasse, lo condanna addirittura a pagare le spese legali di tutti i poliziotti per un totale di circa dodicimila euro! Il Sig. Di Domenico chiede al sottoscritto ed alla Associazione tutta una risposta ai suddetti quesiti e si domanda come possa accadere, ancora ai giorni nostri, un caso di tale assurda ordinaria ingiustizia. Speriamo che qualcuno possa fornire questa risposta alla quale, noi tutti, semplicemente per pudore, non sappiamo replicare. Una cosa è certa, la vicenda prosegue in appello attualmente pendente. Avv. Andrea Maria Agostinucci

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RICHIESTA ARCHIVIAZIONE DR. STEFANO PESCI (719 KB)
Domanda Di Riparazione Per Ingiusta Detenzione (203 KB)
INTERROGAZIONE PARLAMENTARE (610 KB)
ORDINANZA INGIUSTA DETENZIONE CORTE DI APPELLO (1,33 MB)
SENTENZA PAOLA SCORZA (769 KB)